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| L'armonia interiore di Madre Teodora |
Tra i bisogni virtuali e la realtà, Madre Teodora sapeva essere mediatrice equilibrata e saggia guida. Con flessibilità e determinatezza faceva fluire nell’azione il suo pensiero complesso e i suoi forti sentimenti, così da essere sicuro punto di riferimento per coloro che con Lei avevano scelto di vivere. Dall’esperienza di vita, aveva saputo ricavare preziosi apprendimenti, che la rendevano capace di sapiente discernimento e amabile anche quando le richieste del vivere potevano farsi impegnative ed esigere un’ elevata concentrazione. Tutti i suoi scritti rivelano questa misura interiore, che coinvolge ogni espressione di sé, delle sue relazioni e attività.
E, mentre, per esempio, afferma che la preghiera è elemento principe nel contesto di una giornata, sottolinea la necessità di porre un’attenzione specifica per costruire questa importante dimensione per la persona. Tuttavia, é molto chiara nel precisare che la preghiera non va confusa con la recita di preghiere vocali, le quali, anzi, raccomanda che siano poche, per non sciupare la stessa preghiera, intesa come profonda relazione con Dio, presente nella realtà di sé, dell’altro e di ogni cosa.
Lo stesso equilibrio armonico appare quando parla del lavoro, le cui caratteristiche possono essere sintetizzate nell’assiduità, organizzazione, costanza, impegno, anche e soprattutto nel caso si presentassero fatiche e difficoltà. Nello stesso tempo, però, la Fondatrice raccomanda alle sue Suore di gestire ogni azione senza esagerazioni di sorta.
Equilibrio ed armonia sono pure presenti nelle affermazioni che riguardano il ‘bene’ nel senso degli obiettivi educativi. Si sente con immediatezza che il suo dire è frutto di un realismo molto forte. Le sue non sono affermazioni vaghe, generiche o astratte, ma esprimono la concretezza che le perviene dal contatto quotidiano delle possibilità e dei limiti umani e strumentali.
Ad ogni modo esprime la sua convinzione che, sempre e comunque, nell’azione educativa siano necessarie grande attenzione e competenza. In una delle sue più significative raccomandazioni infatti, afferma “di non dire mai cosa, la quale non abbia almeno una sufficiente probabilità, e quindi atta sia a produr vero bene”.
Sr. M. Fernanda Verzè
Rivista Quercia Amica, Istituto Campostrini, n°3 - Anno 2003 Luglio/Dicembre |
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| Teodora Campostrini educatrice di coerenza |
Teodora Campostrini (1788-1860), si è trovata a vivere in un periodo in cui a Verona, sua città natale, la mancanza di istruzione ed educazione era sentita specialmente nei riguardi “della femminile gioventù”, e più ancora della classe povera. Teodora, invece, data la ricchezza della sua famiglia, aveva ricevuto una buona cultura e una seria formazione nei migliori collegi di Verona. Proprio per questo e riconoscendo l’importanza del livello culturale di una persona, non ha dubbi, quando percepisce il progetto di Dio su di lei, di aprire una scuola gratuita, affinché le ragazze, soprattutto quelle che non avevano mezzi adeguati, potessero ricevere una “intera” istruzione-educazione. La città di Verona, nelle varie ricorrenze celebrative, ha manifestato grande stima e riconoscenza a questa donna dall’intuito preveggente e dal cuore magnanimo. Teodora amava la sua Verona e soffriva nel veder la situazione di trascuratezza in cui vivevano le ragazze dei rioni più poveri. Da qui la sua decisione di mettere a disposizione le sue doti naturali, la sua cultura e le sue possibilità finanziarie. Molte sono le caratteristiche personali che fanno di Teodora Campostrini un’esperta educatrice. Una di queste può essere individuata in quell’atteggiamento, profondamente onesto, da cui scaturisce un agire sempre attento al proprio prodotto, per riuscire a costruire “vero bene”. Nei suoi scritti, che riguardano il modo di educare le giovani alunne, dice che un atteggiamento importante dell’educatrice è quello di una attenzione costante su di sé per “non dire mai cosa, la quale non abbia almeno una sufficiente probabilità, e quindi atta sia a produr vero bene”. Nel contesto in cui è inserita, questa frase esprime una grande forza interiore di onestà e coerenza. Non si tratta, infatti, di una forma relazionale di cortesia, ma di un contenuto, che l’educatrice deve aver elaborato in sé, nella sua interiorità, perché si possa esprimersi in sentimento, pensiero, azione altamente educativa, rivolta agli altri. Azione educativa che manifesta grande coerenza tra ciò in cui si crede e si fa proprio interiormente e il proprio agire in favore degli altri. L’educatrice, insomma, mentre educa coloro che gli sono affidati, compie un lavoro di educazione-formazione nei confronti di se stessa e così non vi è separazione tra i contenuti della propria interiorità e i contenuti della propria azione. La coerenza richiede innanzitutto rispetto verso se stessi, sincera onestà e, sempre verso se stessi, attento monitoraggio dei propri sentimenti, pensieri e motivazioni. In tal modo l’agire è sempre più in sintonia con i contenuti interiori e allora diventa sempre più probabile di “non dire mai cosa, la quale non abbia almeno una sufficiente probabilità, e quindi atta sia a produr vero bene".
sr. M .Fernanda Verzè
Rivista Quercia Amica, Istituto Campostrini, n°1 - Anno 2003 Gennaio/Marzo |
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| Il pensiero educativo di Teodora Campostrini "procurare alla società dei beni reali" |
Mi trovo spesso a riflettere sul tuo modo di pensare l’educazione e la formazione dei giovani, o, detto con altre parole, sul tuo concetto di missione educativa nella scuola, ma anche ovunque. E’ una visione educativa, la tua, che, di fatto, può essere applicata in ogni parte del mondo e in ogni situazione, dal momento che, dove esistono esseri umani, esiste la società, la quale ha come bisogno fondamentale quello di avere nel proprio seno persone capaci di essere per sé e per gli altri dei “beni reali”, ossia, persone che hanno fatto della loro vita una scelta di consapevolezza, onestà, rispetto, sincerità e libertà interiore.
Non è semplice accogliere questa eredità spirituale, che tu hai lasciato al tuo Istituto, non è semplice seguire una tale indicazione dall’obiettivo che mira ad una qualità elevata di “educazione-formazone”, innanzitutto per se stessi, dato che, come solevi dire “non si può dare agli altri quello di cui non è si è ripieni”.
“Procurare alla società dei beni reali” significa, infatti, essere formati ai valori che rappresentano, oggi, un bene “veramente reale” per le persone componenti la società stessa. Ciò vorrebbe dire che i valori, se nella loro essenza devono rimanere inalterati, possono e devono essere modificati nelle modalità di trasmissione. Trasmissione che passa attraverso un vissuto compreso e ritenuto significativo per la costruzione e la realizzazione del proprio sé per la costruzione e realizzazione di relazioni umane altrettanto positive e utili.
Avere come obiettivo, nella propria missione educativa, di “procurare dei beni reali alla società”, comporta almeno due atteggiamenti di fondo.
Il primo è quello di attivare una attenzione impegnativa ed entrare in relazione profonda con se stessi per conoscere il proprio percorso educativo e poterlo modificare continuamente, migliorando così ogni aspetto del proprio comportamento.
Il secondo è quello di entrare in sintonia relazionale con il “pensiero”, la “cultura”, il “motore” sociale del nostro tempo, caratterizzato da rapide trasformazioni, da cambiamenti radicali, da un’evoluzione continua.
Lo sguardo e la riflessione sul tempo in cui viviamo, per conoscere il più possibile le poliedriche realtà di oggi, ci impegnano, dunque, a divenire promotrici e collaboratrici di “vite” che possano essere e divenire “beni reali alla società”, costruendo per noi stesse e per gli altri capacità operative qualitativamente elevate, azioni e valori profondamente significativi, pensiero flessibile e chiare identità umano-cristiane, che sappiano adottare con tutti e con ogni realtà un dialogo efficace ed evolutivo.
Sr. M. Fernanda Verzè
Rivista Quercia Amica, Istituto Campostrini, n°3 - Anno 2002 Luglio/Dicembre |
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| A Teodora Campostrini. Riflettendo sulla sua relazione con il dolore |
Le persone che ti sono state vicine, soprattutto negli ultimi giorni della tua vita terrena, hanno narrato di te e del tuo ultimo soffrire.
Non vi è dubbio, leggendo quelle pagine, viene da pensare se mai creatura umana abbia potuto resistere in un soffrire così prolungato e così acuto.
I tuoi “lunghissimi” e “tormentosissimi” malori, presenti da sempre, ti “ridussero in uno stato veramente campassionevole”, negli ultimi tuoi giorni, tanto che non “trovavi parole per descrivere” le sofferenze che rendevano infermo tutto il tuo corpo.
Le forze ti venivano meno, mentre tu ancora “sorridevi alla sorella che ti assisteva”, alla quale chiedevi preghiera per ottenere “pazienza e forza”.
“Pazienza e forza” appartenevano alle caretteristiche qualitative del tuo dolore, che, presente durante tutto il corso della tua vita, si rendeva più intenso all’approssimarsi della morte.
“Pazienza e di forza” un binomio che sta bene insieme e che, se è necessario e utile in tantissime circostanze della vita, diventa indispensabile nella malattia e soprattutto negli ultimi tempi dell’esistenza terrena.
Una pazienza, la tua, che non ha niente a che fare con l’inerzia, l’apatia, la passività e l’indifferenza.
Per essere pazienti, infatti, occorre essere molto forti, perché la pazienza è un’attesa, un’attesa di fortezza, densa di profonda attività interiore, di un movimento incessante di ascolto e di attenzione per non lasciarsi sfuggire l’essenziale della vita.
Dopo le tue “lunghissime veglie”, spesso sperimentate, dato che “passavi le intere notti senza chiudere occhio”, al mattino talvolta ripetevi di aver sofferto moltissimo, ma che “ne eri uscita discretamente”, perché il “Signore ti aveva dato pazienza” e, quindi, era giusto “ringraziarlo”.
La tua pazienza e la tua fortezza, vissute con ilarità e non nel vittimismo, erano tali che fino all’ ultima ora sei stata presente a te stessa, alle altre e a Dio, in modo operativo, concreto e dignitoso.
La pazienza e la forza degli ultimi tuoi giorni indicano la relazione costruttiva che tu hai avuto con il dolore durante tutta la tua vita. Un dolore che non ti ha inasprita, che non hai strumentalizzato per il lamento, per la rivendicazione o per attribuire ad altri la tua situazione, ma un dolore che hai vissuto come elemento interiore per costruire impegno costante e consapevole nel tuo presente, per un futuro pieno di speranza per tutte coloro che ti avrebbero seguita nella “medesima via” e che avrebbero guardato a te, come io oggi, come a persona coerente e, pertanto, significativa per la propria vita.
A te, dunque, tutto il mio rispetto!
Sr.M.Fernanda Verzè
Rivista Quercia Amica, Istituto Campostrini n°2 - Anno 2002 Aprile / Giugno |
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| Preghiera di fiducia. Riflessioni su uno scritto di Madre Teodora Campostrini |
Si tratta di una lettera che hai inviato a tua sorella Rosa, la quale, essendo stata duramente provata da sofferenze di ogni tipo, aveva bisogno della tua attenzione, del tuo sostegno e del tuo conforto. Ti sentivi solidale e manifestavi il desiderio profondo di una felicità duratura per lei, che da troppi anni conosceva il patire. Mentre leggo i tuoi sentimenti, che esprimevi a tua sorella, ho la possibilità di cogliere un elemento della tua interiorità: la tua preghiera costante. Attraverso una frase, tutt'altro che retorica, manifesti lo spessore della tua interiorità e la caratteristica fondamentale della tua preghiera: la fiducia. Scrivevi, infatti: "Ah! mia carissima, confidiamo costantemente in Dio ed Egli no, non vorrà certamente lasciare delusa quella fiducia che in Lui vogliamo riporre". La tua preghiera non è costituita da belle parole o da frasi confortevoli, ma è diventata un comportamento, un modo di essere, il tuo modo di essere nella quotidianità, nelle azioni di tutti i giorni, nelle relazioni all'interno e all'esterno della comunità. Credevi nelle possibilità di Dio, credevi, anzi, che Egli è LA POSSIBILITA' e che perciò, proprio perché ha cura dei suoi "figli", ha posto in loro delle possibilità straordinarie per costruire la vita, per superare difficoltà e sofferenze, per trovare conforto e significati interiori al dolore, per andare "oltre" l'apparenza delle cose e cogliere, sentire la propria interiorità e l'interiorità di ogni cosa, anche passeggera e limitata. Questa fiducia che ponevi in Dio era posta anche in te e in ogni persona, perché riconoscevi in tutti l'immagine e la somiglianza del DIO POSSIBILITA', presente in ogni tempo e in ogni luogo, presente nella vita di ciascuno, che lo voglia riconoscere e accogliere. La tua fiducia non era basata su elementi vaghi, stereotipati, ideologici; proveniva da un atteggiamento coerente di vita, atteggiamento teso a tessere relazioni trasparenti con tutti e con ogni realtà. Era una tua caratteristica, infatti, quella di essere molto chiara e diretta con le persone che con te condividevano la vita, o con le quali, per vari motivi, ti mettevi in comunicazione. E la chiarezza, come il parlare diretto con le persone, senza raggiri o messaggi trasversali, sono caratteristiche di chi ha fiducia nelle persone stesse, perché crede che tutti abbiano in sé la capacità di comprendere e le possibilità di migliorare il proprio comportamento e quindi il proprio essere. Avere fiducia nelle persone e credere nelle loro possibilità, non significa essere ingenui o sprovveduti. Si sa che in determinati momenti è molto difficile procedere con la fiducia, ma credere vuol dire agire, vuol dire costruire coerenza in sé e negli altri e chi costruisce coerenza mette in conto anche la possibilità dell'errore, sapendo, però, che anche l'errore può essere "utilizzato" per apprendimenti di vita, anche l'errore può diventare una risorsa. Chi si fida di Dio non esonera se stesso a costruire fiducia in sé e negli altri, anzi questa costruzione umana è la base di una più profonda fiducia in Dio, datore di ogni possibilità dell'uomo. Questo imparo oggi da te e questo tu hai vissuto nel tempo storico in cui sei stata chiamata a vivere. Il tuo messaggio trasparente è davanti ai miei occhi.
Sr. M. Fernanda Verzè
Rivista Quercia Amica, Istituto Campostrini n°1 - Anno 2002 Gennaio/Marzo |
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